Mitologia

 

Mythological Colours
Our subconscious is often aroused, even awakened, when we come face to face with a myth, and Mirkò knows this, he feels this every time his brushes create a new multicoloured creature. Each work is the result of a very careful anthropological study, nothing is superficial or left to chance, it is a passionate pursuit which begins with the classics. Mirkòs talent and deep thirst for knowledge portray the subjects and places, primarily of Greek Mythology, in a very unique way, and the myths of buried civilizations or long forgotten peoples are all captured in subtle links between stories and characters far apart in space and time, it is with his colours that Mirkò begins to tell his stories. He not only depicts the abandoned gods and immortal heroes, but with his brushstrokes he rips away millennial veils, behind which lay a lost golden age, and with which the hypnotic nature of his work leads the onlooker to search their memories for fragments which lay dormant between those adolescent and childhood dreams. The representation of the myth was fundamental for the evolution of Mirkò’s artistic expression, he has also been able to overcome the limitations of communication, endemic to a part of modern art, finding a universal language, free from any kind of constraint, accessible to people of every culture and nation on this earth.

Quando i nostri occhi incontrano il mito, il nostro subconscio si agita come un serpente nelle nere acque di un pozzo profondissimo. Questa sensazione, questa agitazione, Mirkò la conosce bene, scorre nelle sue vene, ed è fuoco e ghiaccio mentre con i suoi pennelli ci regala nuove creature multicolori. Nulla è superficiale, niente è lasciato al caso. Ogni opera è frutto di un accurato studio antropologico, di una appassionata ricerca. Mirkò si approccia alla rappresentazione del mito iniziando da quello classico. Il suo estro ci mostra, in maniera assolutamente originale, i soggetti e le scene più conosciute, in primis quelle della mitologia greca. Poi la sua profonda sete di conoscenza lo spinge decisamente oltre. Si documenta sui miti delle civiltà sepolte, di popoli lontanissimi e dimenticati, coglie il sottile legame che unisce storie e personaggi distanti tra loro nello spazio e nel tempo. Poi, unicamente con l’aiuto dei colori, ce li racconta alla sua maniera. Mirkò non solo dipinge gli dei abbandonati e gli eroi immortali, con le sue pennellate squarcia veli millenari, dietro ai quali si cela un’età dell’oro ormai perduta. Per questo motivo il carattere ipnotico delle sue opere si amplifica e costringe l’osservatore alla ricerca di un frammento di memoria che giace dormiente, confuso tra i ricordi dell’adolescenza e tra i sogni dell’infanzia. La rappresentazione del mito ha significato per Mirkò un’evoluzione fondamentale della sua espressione artistica, con esso ha potuto superare i limiti comunicativi, endemici ad una parte dell’arte moderna, trovando un linguaggio universale, libero da ogni tipo di vincolo concettuale, accessibile alle persone di ogni cultura e nazione della terra.