La Gioconda d’Amalfi

An indecipherable look, an imperceptible smile, an obsession with its creator, and an irresistible attraction for the entire world population. This, in short, is the most famous picture on the planet, yet the greatest mystery linked to the Mona Lisa goes beyond its history, and is visible to everyone. The woman in the painting is of modest beauty, even for her age, and does not seem to manifest particular grace. And yet, as early as the pupils of Leonardo da Vinci, many artists have reproduced her face and landscape, perhaps trying to grasp its hidden essence. After almost five centuries, even Mirkó has not been able to resist the temptation or the obscure call of this painting. After a first approach, in which he wanted to express his personal Gioconda, between cubism and pop art, Mirkó has elaborated a version linked to the story of the Duchess of Amalfi, Giovanna of Aragon. Here the changes are not only the colours and lines which make up the central lady, but also the landscape in the background. The Tuscan countryside gives way to towers and rocky outlines, typical of the Amalfi Coast. Therefore, the woman depicted, is not the same, the mysterious Gioconda is transformed into the unfortunate noblewoman of Amalfi by the hand of the unmistakable artist from Vietri. The wonderful colours, some with an anthropomorphic appearance, make up the same unforgettable figure, between lines that wrap themselves in spirals or that act as a boundary to unexpected astonishing chromatic revolutions. The lady depicted by Mirkó, although assembled according to the canons of modern art, manifests a conceptual continuity with that of the original Tuscan master, in complete lack of beauty and grace. The beauty, however, in the interpretations of Mirkó, is manifested in the combinations of colours, which inexplicably highlight the anatomical and landscape parts, and in the captivating shapes of the pieces of colours which make up the painting. La Gioconda, meanwhile, continues its journey through the centuries, regenerating itself in every age, without ever revealing the magnetic mystery of its charm.
Uno sguardo indecifrabile, un sorriso impercettibile, un’ossessione per il suo creatore, e un’attrazione irresistibile per l’intera popolazione mondiale. Questo, in sintesi, il quadro più famoso del pianeta. Eppure il mistero più grande legato alla Gioconda va oltre la sua storia, ed è visibile a tutti. La donna del dipinto è di una bellezza modesta, anche per la sua epoca, e non sembra manifestare particolare grazia. Eppure, già a partire dagli allievi di Leonardo da Vinci, molti artisti hanno riprodotto quel volto e quel paesaggio, forse cercando di coglierne l’essenza nascosta. Dopo quasi cinque secoli, anche Mirkò non ha resistito alla tentazione, al richiamo oscuro di questo dipinto. Dopo un primo approccio, nel quale ha voluto esprimere la sua personale Gioconda, tra cubismo e pop art, Mirkò ha elaborato una versione legata alla storia della duchessa Giovanna d’Aragona. A cambiare questa volta non sono solo colori e linee che compongono la dama centrale, ma anche il paesaggio in secondo piano. Le campagne toscane lasciano il posto alle torri e ai profili rocciosi tipici della Costiera Amalfitana. La donna raffigurata, come detto, non è la stessa. Dalla misteriosa Gioconda si passa alla sfortunata nobildonna d’Amalfi. Ma il tratto è sempre quello inconfondibile dell’artista vietrese. Pezzi di colore, alcuni dall’aspetto antropomorfo, compongono la stessa inconfondibile figura, tra linee che si avvolgono in spirali o che fanno da confine ad inaspettati quanto sorprendenti rivoluzioni cromatiche. La dama raffigurata da Mirkò, seppure assemblata secondo i canoni dell’arte moderna, manifesta una continuità concettuale con l’originale del maestro toscano, nella completa mancanza di beltà e grazia. La bellezza, però, nelle interpretazioni di Mirkò, si manifesta negli accostamenti dei colori, che mettono inspiegabilmente in risalto parti anatomiche o paesaggistiche, e nelle forme accattivanti dei pezzi di colori che compongono il dipinto. La Gioconda, intanto, continua il suo viaggio attraverso i secoli, rigenerandosi in ogni epoca, senza mai svelare il mistero magnetico del suo fascino.

Francesco Collano